PROGETTI

  • I FARMACI ANSIOLITICI E IL LORO USO NELLA PRATICA CLINICA

    <strong>I FARMACI ANSIOLITICI E IL LORO USO NELLA PRATICA CLINICA</strong>Le benzodiazepine (BZD) sono una delle classi farmacologiche che hanno caratterizzato l’esordio della psicofarmacologia clinica con indicazioni terapeutiche riguardanti: ansia, manifestazioni somatiche o psichiatriche associate con sindrome ansiosa, insonnia grave e disabilitante.
    La scelta della BZD è fondamentale e deve essere definita in base a caratteristiche che ne delineano l’effetto quali: emivita e presenza/assenza di metaboliti attivi; inoltre l’utilizzo di BZD dovrebbe essere temporizzata in quanto dà origine a fenomeni di tolleranza e dipendenza nonché a importanti effetti collaterali.
    Dal punto di vista farmacodinamico tutte le BZD sviluppano il loro effetto agendo come agonisti del recettore GABA (acido γ-amminobutirrico) e si differenziano principalmente solo per gli aspetti farmacocinetici (picco plasmatico, legame con le proteine plasmatiche, principali vie metaboliche e durata dell’azione).
    Un aspetto interessante dell’utilizzo clinico delle BDZ è l’associazione con gli antidepressivi nel trattamento della depressione che si accompagna a sintomi d’ansia.
    Le linee guida dell’American College of Emergency Physicians (ACEP) affermano che le BZD sono efficaci nella terapia in acuto dell’agitazione, quando ancora non si è formulata una diagnosi, e in caso di co-somministrazione con l’antipsicotico, ne attenuano gli effetti collaterali.
    Diverse società scientifiche quali AGS (American Geriatrics Society) e APA (American Psychiatric Association) hanno evidenziato l'uso inappropriato delle BZD in persone di età pari o superiore a 65 anni, per il potenziale rischio di peggiorare i casi di demenza, delirio e deficit cognitivi, rischio di incoordinazione motoria, rischio di sedazione diurna, rischio di dipendenza e insonnia di rimbalzo.
    Un capitolo importante di questa iniziativa è dedicato alle linee guida per la gestione del sonno in quanto l’insonnia è un problema neurofisiologico e non solo psichiatrico e andrebbe trattato, in prima linea, con la terapia cognitivo comportamentale (CBT).
    L’insonnia, per poter essere efficacemente trattata, deve essere inoltre tipizzata su un piano soggettivo (difficoltà ad addormentarsi, difficoltà a mantenere il sonno, risveglio precoce o sonno non ristoratore) e valutata insieme alla qualità del sonno e della frequenza dei microrisvegli.
    E’ determinante analizzare le condizioni mediche del paziente per escludere forme secondarie come ad esempio quelle indotte dalla sindrome delle apnee ostruttive (OSAS), da problemi cardiologici o da obesità.
    Scopo di questa iniziativa formativa è quello di fornire ai partecipanti una maggiore comprensione sul corretto utilizzo clinico delle benzodiazepine (BDZ).