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  • Scompenso cardiaco: approccio multidisciplinare a garanzia della sostenibilita’ del sistema salute

    Scompenso cardiaco: approccio multidisciplinare a garanzia della sostenibilita’ del sistema saluteRAZIONALE SCIENTIFICO

    Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica progressiva causata da tutta una serie di fattori e condizioni che rendono il muscolo cardiaco troppo debole o rigido per contrarsi. In Italia ne soffre circa 1 milione di persone e, con i suoi episodi acuti, è la prima causa di ricovero in ospedale (165.426 dimissioni nel 2019 secondo il Rapporto Sdo del ministero della Salute) dopo il parto. Circa il 10% dei pazienti muore in occasione del primo ricovero, il 30% entro 10 anni e il 50% a 5 anni dalla diagnosi. L’adozione di stili di vita salutari e la gestione delle patologie che possono causare lo scompenso cardiaco (ipertensione, diabete…) risultano fondamentali per prevenirne l’insorgenza ed evitare un evento acuto ad alto rischio di mortalità. Tuttavia, fino ad oggi, la mancanza di una piena presa in carico integrata ospedale-territorio ha reso difficile la prevenzione e la gestione dello scompenso cardiaco, che è stato per lo più trattato a livello ospedaliero a seguito di un evento acuto. Le malattie cardiovascolari, ed in particolare lo scompenso cardiaco, rappresentano la principale causa di mortalità in pazienti affetti da diabete di tipo 2. Secondo gli ultimi dati dello studio Arno si stima che in Italia la popolazione interessata da questa condizione è di 1,2 milioni di persone (l’1-2% della popolazione); i ricoveri per scompenso si aggirano sui 180 mila per anno e hanno una durata media di 9 giorni. Una persona con scompenso costa allo Stato circa 11.800 euro l’anno (per un totale di 2,1 miliardi di euro) e l’85% di questa cifra è rappresentato dalle spese di ricovero. Negli ultimi infine 5 anni si è registrato un incremento del 40% dei ricoveri.  Recentemente, gli antagonisti del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2) hanno riscosso un crescente interesse per i documentati effetti di protezione cardiovascolare, particolarmente per quanto riguarda lo scompenso cardiaco. Le gliflozine inibiscono selettivamente SGLT2 a livello del tubulo renale, inducendo diuresi osmotica con riduzione del riassorbimento prossimale di glucosio e sodio. Questi farmaci hanno dimostrato efficacia anche sulla riduzione del peso corporeo, della pressione arteriosa e della rigidità vascolare e la riduzione della proteinuria e dell’uricemia, con meccanismi che peraltro sono tuttora oggetto di studio. È recente la pubblicazione sulla rivista Circulation, dei risultati dello studio di Kosiborod M. et al che ha dimostrato che le glifozine sono efficaci nel ridurre il rischio di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca in pazienti diabetici. La disponibilità di terapie, quali gli SGLT2 inibitori, in grado di agire positivamente non solo sul controllo della patologia diabetica, ma anche su quello delle complicanze associate rappresenta pertanto un valore aggiunto non solo sanitario ma anche economico.


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